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PRO.CI.D.A. Volontaria e la salvaguardia dell'isoladi Vivara

Un arco verde nel mare blu: questa è la nostra personale, ma tanto veritiera, visione di Vivara nel Golfo di Napoli.

Geograficamente individuabile come la minore delle isole flegree è collegata a Procida “sua sorella maggiore”, da un ponte  costruito nel 1957 dall’ acquedotto Campano, per portare l’acqua ad Ischia.

L’isolotto non è altro che una porzione dell’originario cratere vulcanico formato insieme dal promontorio di S.ta Margherita e dall’istmo in parte sommerso che collega Procida a Vivara stessa, un cratere che da vita al Golfo di Genito, baia naturale, paradiso dei subacquei. Vivara ha la forma di mezzaluna con una superficie di circa 0,4 Kmq, un perimetro costiero che si snoda per 3 Km ed un altezza massima di 109 mt, grazie alla quale è stata utilizzata, in passato, come torre di segnalazione mediante l’accensione di fumi.

Già nel ‘600 Vivara era una sorta di riserva di caccia. Nel 1681 fu costruita sul pianoro sommitale una casa di caccia da parte di Don Giovanni Guevara, Duca di Bovino.

Sono questi gli anni in cui inizia l’utilizzazione a fini agricoli dell’isola e l’insediamento dell’uomo, testimoniato anche dall’edificazione di nuove costruzioni coloniche legate alla casa padronale e in parte sparse sulla superficie dell’isola.

E’ dovuta all’architetto L. Young la costruzione nei primi del ‘900, dell’edificio a pianta semicircolare posto a Sud del pianoro sommitale (la cd tavola del re) dove è possibile godere di un paesaggio mozzafiato che mostra le tre isole del Golfo; Procida Ischia e Capri stagliarsi sul mare limpido.

Dal 1912 al 1940 la proprietà di Vivara è stata della famiglia Scotti la Chianca, la quale, estintasi nel 1940, lasciò tutto in eredità al Nosocomio Albano Francescano di Procida.

Negli anni ’30  un giovane archeologo tedesco G. Buchner cominciò le prime prospezioni archeologiche e i primi scavi sull’isola dando vita fino agli anni più recenti al  ritrovamento di numerosi reperti storici, risalenti all’età micenea.

La sua natura incontaminata tipica della macchia mediterranea è stata attrazione nel corso degli anni di molti turisti e ambientalisti che si disperdevano nei vari sentieri che si inerpicano lungo tutto l’isolotto.

Oggi l’isola ancora di proprietà dell’Ente Albano Francescano, è passata in gestione alla Regione Campania che ha il compito, attraverso l’Assessorato all’Agricoltura e Foreste di garantirne il rispetto quale oasi per la fauna e la flora mediterranea.

Ed è proprio in quest’ottica che è nata prima con l’ente Albano Francescano e poi con la Regione Campania, la convenzione con la PRO.CI.D.A. VOLONTARIA per la salvaguardia e tutela dell’isolotto. Il servizio di pattugliamento giornaliero e il presidio all’interno dell’isolotto effettuato dai volontari, garantisce un efficace e costante azione di vigilanza.

La  PRO.CI.D.A. VOLONTARIA  è  l’unica struttura tecnico operativa che da oltre dieci anni garantisce anche il servizio antincendio stante l’assenza sul territorio di un distaccamento dei VV.FF. e del Corpo Forestale dello Stato.

Il 15 Luglio 2001, Vivara è entrata nel libro dei Guinness dei primati grazie al ponte tibetano più lungo del mondo, costruito tra il promontorio di S.ta Margherita e l’isolotto di Vivara. L’evento organizzato dalla Sportchallangers di Carlo Ferrari è riuscito benissimo grazie alla collaborazione fondamentale dei volontari della Protezione Civile di Procida.

Il ponte , lungo 362 mt, è stato costruito in 8 giorni grazie alla manodopera, all’attrezzatura ed agli automezzi messi a disposizione dalla PRO.CI.D.A. Volontaria.

Attualmente l’isola non è visitabile stante la perdurante inagibilità del ponte ed il pericolo d’innesco d’incendi.  Per coloro che, abusivamente, violano la proprietà scatta la denuncia all’autorità giudiziaria. In questi anni le persone denunciate sono state più di venti.

Si veda anche Vivara: un'oasi protetta