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Le basi della struttura, secondo sub e pescatori, sarebbero sempre più erose

E' ancora allarme ponte

Una vicenda che si trascina da più di 3 anni fra l'indifferenza delle istituzioni, soprattutto della Regione

 

"Prima o poi accadrà l'irreparabile ed allora tutti capiranno", sono queste le parole che ci siamo sentiti dire da un amico sub sulla situazione del ponte di Vivara. "Le basi delle colonne che lo sorreggono sono state erose, hanno poco intorno, e se continua così...". E le stesse considerazioni ce le siamo sentite fare anche da diversi pescatori. E' di nuovo allarme Ponte, se mai la vicenda ha perso di attualità in questi anni trascorsi fra denunce, Vivara "vietata", l'indifferenza degli uffici comunali, la colpevole assenza delle istituzioni. Ed è proprio questo che ci viene da chiederci, deve proprio succedere qualcosa di grave per comprendere appieno il problema? Sono sempre le lacrime di coccodrillo il nostro riferimento? Interrogativi pesanti che di una vicenda nata nel novembre del 1999 e di una battaglia portata avanti dal nostro giornale e da altri organi di informazione con la Regione Campania a dare risposte contraddittorie ed evasive mentre quei pochi lavori di ristrutturazione della struttura sono stati, proprio all'inizio, irrimediabilmente inadeguati.
Era stato Antonio Meglio, Presidente della PRO.CI.D.A Volontaria" con una nota inviata al Sindaco Muro ed al responsabile del competente settore della Regione Campania a sollevare il problema: "Con la presente si porta a conoscenza delle SS.LL. che in seguito agli ultimi temporali parte della ringhiera posta all'inizio del ponte di Vivara è crollata. Poiché anche la restante struttura mostra segni evidenti di degrado dovuti al tempo ed all'erosione marina (nella parte prima della salita a Vivara manca un tratto di ringhiera) si chiede un urgente sopralluogo con tempestivi provvedimenti atti a salvaguardare la pubblica e privata incolumità". Fin qui il grido d'allarme del presidente dell'associazione di Protezione Civile che ha in atto una convenzione per la custodia attiva dell'isolotto. Non era la prima volta che l'associazione interveniva su questo problema come d'altronde questo giornale che solo pochi mesi prima aveva denunciato il grave pericolo che incombeva sulla struttura ormai degradata. Da allora nulla si era mosso mentre le deficienze e la stessa usura andava aumentando fino a diventare un pericolo costante. I lavori scattarono a distanza di mesi dalla segnalazione della situazione critica del ponte e dopo una serie di sopralluoghi che a fronte di accertamenti tecnici effettuati dai settori interessati che sottolineavano il degrado della struttura non facevano emergere un programma certo di recupero del ponte. Il rapporto tecnico redatto alla fine degli accertamenti portava all'inagibilità della struttura. E proprio nelle stesse settimane, già allora, un gruppo di sub che frequenta la zona notò che le stesse "colonne" che sostengono la struttura del ponte erano state attaccate dal degrado. Una situazione affrontata, poi, dal Comandante del Circomare Procida con l'ordinanza n.11 del 5 giugno 2000. Con il provvedimento venivano interdette alla navigazione ed alla sosta alcune zone di mare, riservate esclusivamente alla balneazione. Fra queste la baia del "Pozzo Vecchio" nel tratto di mare tra Punta Serra e Punta Ottimo ed, appunto," "la zona di mare avente larghezza di metri 100 a cavallo del ponte che congiunge Procida con Vivara".
Da allora permangono gli stessi interrogativi. Perché la Regione Campania su questi problemi continua a dormire? Non si rende conto che rischia di compromettere, comunque, il patrimonio ambientale rappresentato da Vivara? Il ponte, nonostante le condizioni comunque precarie, ha continuato ad essere frequentato, un pericolo incombente che potrebbe precludere a situazioni tragiche. Non vogliamo fare facile allarmismo ma una soluzione va ricercata e attuata con immediatezza. E le stesse istituzioni nostrane non possono restare indifferenti, soprattutto dopo che Vivara è diventata Riserva Naturale dello Stato. In questi mesi, in questi anni, è emersa chiara la inesistenza di un minimo raccordo fra settori della stessa Regione Campania, come, peraltro, era più volte venuto fuori subito quando si cominciò a comprendere che lo stato di degrado della struttura del ponte era preoccupante. Soluzioni in vista? Neanche per sogno, solo nuove contraddizioni, "palleggiamenti" vari mentre si perdeva di vista il punto centrale della vicenda: affrontare con determinazione e volontà, tradotte anche in risorse da utilizzare, il problema della ristrutturazione del ponte e con essa le problematiche dell'accesso a Vivara. Ad un certo punto sembrò aprirsi uno spiraglio. La notizia di un sopralluogo congiunto del settore acquedotto e di quello di agricoltura e foreste faceva credere che i due settori regionali fossero, finalmente, insieme, consapevoli della serietà della questione che rischiava, non solo, di "chiudere" Vivara per molto tempo, se gli interventi non fossero stati seri e rapidi, ma che avrebbero potuto causare gravi danni e pericoli a chi in qualche modo attraversa il ponte o naviga nello specchio acqueo sottostante. Proprio allora, invece, negli ambienti del settore acquedotto della regione Campania venne fuori la teoria che il ponte non è una struttura di accesso a Vivara, ma è nato e serve solo all'impianto dell'acquedotto e che a Vivara si accede via mare. Una tesi, forse, formalmente vera, ma comunque incredibile ed insostenibile che, però, nei fatti ancora resiste e che fin qui ha di fatto bloccato ogni iniziativa. Ogni tanto si ha la sensazione che qualcosa possa cambiare, che qualche amministratore regionale più sensibile prenda in mano la situazione e si faccia carico di sbloccarla ma intanto passano i mesi e tutto rimane fermo. Come abbiamo già scritto, pensiamo che non sia sbagliato che il Consiglio Comunale affronti questo problema ed investa direttamente il Presidente Bassolino di una vicenda che ha dell'incredibile e svilisce un patrimonio inestimabile come è Vivara. Una vicenda che può trasformarsi da grottesca in tragedia.

da "Il Golfo" di Sabato 11 Gennaio 2003 di Ambrosino Michele