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INCREDIBILE MA VERO - L'indifferenza delle istituzioni aggrava ogni giorno di piú i disagi e le difficoltá della «Pro.Ci.D.A. Volontaria»

La Protezione civile rischia di «scomparire»

Venerdí scorso un ennesimo intervento per liberare via IV Novembre da un grosso albero abbattuto dal vento

 

 Nei giorni scorsi il maltempo ha causato qualche problema un po' a tutti. Le forti raffiche di vento hanno creato danni e disagi. C'era sempre il pericolo che ti arrivasse qualcosa addosso senza preavviso e chi si é visto, si é visto. Il caso piú clamoroso, in effetti, si é verificato venerdí scorso, quando nel pomeriggio, mentre imperversava la bufera, un grosso ailanto (in albero piú noto dalle nostre parti come «bungastone») si é abbattuto su via IV Novembre, bloccandola completamente. Nella caduta l'albero non solo ha tranciato i cavi elettrici aerei della pubblica illuminazione (abbattendo parte di una rete di recinzione dal fondo in cui insiste), ma ha anche investito con i suoi robusti rami un motofurgone che passava per la via. Potete immaginare la paura del conducente, tale Vincenzo Esposito, fortunatamente illeso, a differenza del mezzo, che é stato seriamente danneggiato. Sul posto, su segnalazione dell'assessore Costagliola, si sono subito portati i ragazzi della Protezione civile che insieme ai vigili urbani, agli operatori dell'Enel e della «Teknocost», la ditta che ha l'incarico di curare la pubblica illuminazione, hanno messo in essere le operazioni necessarie. Superate le difficoltá dovute ai cavi elettrici attorcigliati alla stessa pianta, pur con condizioni meteorologiche a dir poco sfavorevoli, i giovani volontari hanno tagliato l'albero, depositandolo nello stesso fondo. Le operazioni sono durate circa due ore e lo stesso assessore Costagliola le ha seguite da vicino. La notizia non sta tanto nella brutta avventura del malcapitato utente della strada, ma nel fatto che da qui a qualche tempo, per questo come per altri problemi, la soluzione potrebbe non essere piú cosí rapida e puntuale. Per capirci meglio (é proprio il caso di dirlo...) la «Pro.Ci.D.A. Volontaria» rischia seriamente di chiudere i battenti. Il presidente Antonio Meglio ed i suoi ragazzi sono stanchi di dover sostenere un impegno cosí importante e gravoso senza ricevere il giusto sostegno dalle istituzioni. Finora le richieste per avere mezzi piú adeguati alle esigenze dei loro interventi sul territorio sono rimaste grida nel deserto e cosí ogni qualvolta che rispondono ad una chiamata di soccorso lo fanno anche con il cuore in gola, con un interrogativo insistente: e se, con i nostri mezzi, non ce la facciamo? Purtroppo sia da parte delle istituzioni che da parte nostra, dei cittadini, c'é un atteggiamento sbagliato, per certi versi strafottente. Diamo tutto per scontato. I volontari della Protezione civile ci sono ed é affare loro provvedere. E' un atteggiamento incredibile, ingiusto ed ingeneroso, soprattutto miope ed autolesionista. Se la «Pro.Ci.D.A. Volontaria» scompare, a pagare sará l'intera comunitá isolana che priva di una sezione di vigili del fuoco (tante volte sembrava fatta per il loro arrivo sull'isola, ma poi il risultato é stato sempre lo stesso), si troverebbe in balia di ogni calamitá od incidente che richiede un intervento urgente. Abbiamo avuto notizia che ultimamente, in controtendenza anche verso un recente passato, l'associazione ha perso alcuni aderenti che non se la sono sentita piú di continuare in un impegno che richiede tanti sacrifici. E' un brutto segnale che ha preoccupato non poco il presidente Antonio Meglio, che da sempre si batte come un leone per ottenere mezzi e condizioni piú favorevoli alle esigenze del gruppo che, come si ricorderá, di recente ha avuto anche la responsabilitá di salvaguardare la condizione ambientale di Vivara. Queste difficoltá giungono quando con il 1999 sará festeggiato il decimo compleanno dell'Associazione. In questi anni questi ragazzi, che tante realtá locali ci invidiano, hanno fatto tutto e di piú. Sono intervenuti a difesa della pubblica e privata incolumitá in centinaia di occasioni, mettendo a repentaglio, non di rado, la loro stessa vita. Non possiamo ripagare con l'indifferenza, con «schiaffi in faccia», questi nostri «angeli custodi». Sarebbe un terribile errore.

da "Il Golfo" di Martedì 8 Dicembre 1998 di Ambrosino Michele